La Divina Commedia · Atlante
Terza cantica

Paradiso

Il terzo regno: i nove cieli e l’Empireo.

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Tavola d’apertura

L’ascesa verso la luce

Tavola 3 · L’ascesa verso la luce · Paradiso I-II

Tavola 3 · L’ascesa verso la luce · Paradiso I-II

Dalla vetta del Purgatorio al primo cielo: osserva lo sguardo di Beatrice rivolto in alto e Dante che sale senza accorgersene.

La mappa del regno

Il Paradiso

Mappa 3 · Il Paradiso: i nove cieli e l’Empireo · Paradiso I-XXXIII

Mappa 3 · Il Paradiso: i nove cieli e l’Empireo · Paradiso I-XXXIII

Il cosmo in sezione, dalla Terra all’Empireo: per ogni cielo i beati, il coro angelico che lo muove e i canti; la candida rosa in alto.

Gli schemi dei canti

Tre luoghi da vicino

Schema · Il cosmo tolemaico: i luoghi degli elementi · Paradiso I, vv. 100-142

Schema · Il cosmo tolemaico: i luoghi degli elementi · Paradiso I, vv. 100-142

Dalla Terra al primo cielo: osserva dove tende ogni elemento e perché Dante sale come il fuoco verso l’alto.

Apri e ingrandisciNel libro: p. 466
Schema · Come la virtù scende per i cieli · Paradiso II, vv. 112-138

Schema · Come la virtù scende per i cieli · Paradiso II, vv. 112-138

Dall’Empireo alla Luna: osserva il cammino della virtù divina, che spiega anche le macchie lunari.

Apri e ingrandisciNel libro: p. 474
Schema · L’Empireo: la candida rosa · Paradiso XXX-XXXII

Schema · L’Empireo: la candida rosa · Paradiso XXX-XXXII

La rosa vista dall’alto: osserva la linea delle donne ebree sotto Maria e quella dei padri sotto Giovanni Battista, che dividono i beati in due metà.

Apri e ingrandisciNel libro: p. 650
Le scene

Quattro scene del Paradiso

Ogni tavola illustra solo ciò che i versi nominano. Leggi i versi, poi osserva la scena con la scheda.

Tavola 12 · Paradiso I, vv. 76-84

Il cielo acceso dal sole

Quando la rota, che tu sempiterni
desiderato, a sé mi fece atteso
con l’armonia che temperi e discerni,78
parvemi tanto allor del cielo acceso
de la fiamma del sol, che pioggia o fiume
lago non fece mai tanto disteso.81
La novità del suono, e ’l grande lume,
di lor cagion m’accesero un disio
mai non sentito di cotanto acume;84
Osserva la tavola

Dante sente l’armonia dei cieli e vede una distesa di luce più ampia di qualunque lago formato da pioggia o fiume (vv. 79-81). Non sa ancora di stare salendo: glielo dirà Beatrice ai vv. 91-93. Il lago è una similitudine, un paragone esplicito, e comunica estensione, non presenza d’acqua. Per questo nella tavola ci sono solo luce e le due figure, senza terra né sole. Suono e luce accendono in Dante il desiderio di conoscerne la causa (vv. 82-84).

Nel libro: Paradiso I, Dal Paradiso terrestre al cielo: Beatrice, p. 466

Tavola 13 · Paradiso XI, vv. 106-108

Le stimmate sulla Verna

nel crudo sasso intra Tevero e Arno
da Cristo prese l’ultimo sigillo,
che le sue membra due anni portarno.108
Osserva la tavola

Nel cielo del Sole Tommaso d’Aquino racconta la vita di Francesco d’Assisi. Sul «crudo sasso intra Tevero e Arno» (v. 106), la Verna, Francesco riceve nel 1224 le stimmate, le piaghe di Cristo, e le porta per due anni. Il «sigillo» (v. 107) è l’ultimo di tre. I primi due sono le approvazioni della regola date da Innocenzo III e da Onorio III (vv. 91-99). La scena è raccontata, non vista: per questo nella tavola Dante e Beatrice non ci sono.

Nel libro: Paradiso XI, Il cielo del Sole: Tommaso racconta san Francesco, p. 530

Tavola 14 · Paradiso XVII, vv. 46-69

La profezia dell’esilio

Qual si partì Ippolito d’Atene
per la spietata e perfida noverca,
tal di Fiorenza partir ti conviene:48
questo si vuole, e questo già si cerca,
e tosto verrà fatto a chi ciò pensa
là dove Cristo tutto dì si merca.51
La colpa seguirà la parte offensa
in grido, come suol; ma la vendetta
fia testimonio al ver che la dispensa.54
Tu lascerai ogni cosa diletta
più caramente; e questo è quello strale
che l’arco de lo esilio pria saetta.57
Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ’l salir per l’altrui scale.60
E quel che più ti graverà le spalle,
sarà la compagnia malvagia e scempia
con la qual tu cadrai in questa valle;63
che tutta ingrata, tutta matta ed empia
si farà contra te; ma poco appresso,
ella, non tu, n’avrà rossa la tempia.66
Di sua bestialità il suo processo
farà la prova; sì ch’a te fia bello
averti fatta parte per te stesso.69
Osserva la tavola

Nel cielo di Marte Cacciaguida annuncia a Dante l’esilio: dovrà lasciare Firenze come Ippolito lasciò Atene (vv. 46-48). L’esilio è detto con cose quotidiane, il pane altrui che «sa di sale» e le scale degli altri (vv. 58-60). Poi viene la «compagnia malvagia e scempia» (v. 62) degli altri esuli. Il giudizio su di loro e sulla corte papale (v. 51) è di Dante: il commento lo spiega, non lo fa proprio. Nella tavola Cacciaguida è una luce ai piedi della croce.

Nel libro: Paradiso XVII, Il cielo di Marte: la profezia dell'esilio, p. 570

Tavola 15 · Paradiso XXXIII, vv. 1-39

La preghiera di Bernardo

«Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,3
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ’l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.6
Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo, ne l’eterna pace,
così è germinato questo fiore.9
Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.12
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar senz’ali.15
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.18
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate!21
Or questi, che da l’infima lacuna
de l’universo infin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una,24
supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l’ultima salute.27
E io, che mai per mio veder non arsi
più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei preghi
ti porgo, e priego che non sieno scarsi,30
perché tu ogni nube li disleghi
di sua mortalità co’ preghi tuoi,
sì che ’l sommo piacer li si dispieghi.33
Ancor ti priego, regina che puoi
ciò che tu vuoli, che conservi sani,
dopo tanto veder, li affetti suoi.36
Vinca tua guardia i movimenti umani:
vedi Beatrice con quanti beati
per li miei preghi ti chiudon le mani!»39
Osserva la tavola

Nella rosa dei beati Bernardo prega Maria per Dante. La lode (vv. 1-21) procede per paradossi, «Vergine madre, figlia del tuo figlio» (v. 1), e si chiude con «in te» ripetuto all’inizio delle frasi: è un’anafora. La richiesta (vv. 22-39) chiede per Dante la forza di vedere Dio e, dopo la visione, la custodia dei suoi affetti. Nella tavola Beatrice è fra i beati e giunge le mani, come al v. 39. La rosa e gli angeli vengono da Paradiso XXXI.

Nel libro: Paradiso XXXIII, L'Empireo: la preghiera alla Vergine e la visione, p. 669

Ascolta

La lettura integrale del Paradiso registrata da Pier per LibriVox, di pubblico dominio: ascoltala su Internet Archive.

La lettura segue un’edizione del 1816, non il testo del libro: alcuni versi possono differire da quelli stampati, per una parola o per l’ordine delle parole.